Sono andata alla stazione centrale di Bologna tantissime volte, ma non ho mai notato nulla di speciale in una certa sala d’attesa. Infatti, non sono mai entrata in quella sala. Quando ero nella stazione non rimanevo a lungo – sempre in fretta correndo da un binario a un altro per non perdere i treni. Bologna Centrale è molto trafficata tutti i giorni, riempita con la folla, me inclusa. Ogni fine settimana andavo alla stazione per viaggiare in treno perché volevo approfittare del conveniente trasporto pubblico in Italia. Molta sabato mattina camminavo attraverso il centro di città, dai Due Torri alla fine di Via dell’Indipendenza, dove la stazione è situata. Credevo di conoscere Bologna Centrale molto bene quindi sono stata sorpresa dalla mia ignoranza riguardo alla tragedia che era successa proprio là trentasette anni fa.

Due agosto 1980, un giorno estivo, Bologna Centrale ha sofferto una bomba a orologeria che aveva demolito una maggior parte della stazione, uccidendo ottantacinque persone e ferendo molte più. Alle dieci e venticinque, la bomba era esplosa dentro una sala d’attesa per la seconda classe. Al momento della detonazione ci erano stati molti turisti allegri, ignari della morte che li attendeva. Subito dopo un suono fragoroso la stazione era diventata un rudere. Il tetto della sala era caduto sulla folla e aveva fatto crescere i numeri delle vittime e dei feriti istantaneamente. Le ambulanze e il camion dei pompieri erano arrivati per salvare quelli feriti ancora inceppati sotto le rovine. Siccome loro non erano stati sufficienti per prendere tutti, perfino gli autobus erano stati spediti alla scena della strage. Ho guardato alcuni documentari in cui i sopravvissuti hanno raccontato cosa era successo dopo quel giorno orrendo. Una donna anonima che era stata considerata fortunata perché non era morta ha detto che dopo l’esplosione la sua vita era cambiata del tutto. Aveva visto continuamente grande incertezza e insicurezza. Aveva avuto bisogno del sostegno della famiglia per ricuperare psicologicamente. Nel documentario non ha rivelato la sua identità perché non ha voluto diventare una rappresentazione per una tragedia così terribile. Ogni volta che vedeva nello specchio riviveva questo dolore. C’è un’altra intervista con le famiglie o gli amici delle vittime durante un’attività alla memoria due anni fa, “Bologna Non Dimenticare”. Una signora che aveva perso suo fratello ha detto che quando era arrivata alla stazione per trovarlo, c’erano stati non solo sangue e polvere dappertutto ma anche pezzi di mani e piedi. Il commento più emozionante è da una madre la cui figlia era stata ferita. La sera della strage, sua figlia aveva chiesto nell’ospedale: “Ma mamma, cosa ho fatto di male che mi volevano uccidere?” Questa frase da una bambina di undici anni aveva fatto piangere la madre.

Quest’evento traumatico è considerato il più grave nella storia italiana dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il periodo successivo tutta Bologna era stata in uno stato disperato e spaventato. Le famiglie delle vittime erano immerse in una tristezza così profonda che avevano giurato di trovare i criminali dietro quest’attacco. Le prime indagini della polizia avevano indicato un gruppo neofascista con il nome “Nuclei Armati Rivoluzionari”. Questo gruppo aveva commesso trentatré assassini in quattro anni e aveva preso responsibilità per tutti. Nel 1987-1988 il NAR era stato condannato per la strage ma i membri non avevano mai confessato. Questa incongruenza del comportamento aveva provocato i dubbi sociali. Il 1980 era un periodo del tumulto sociale e politico in cui ci erano i movimenti estremi da sinistra e destra. Infatti, l’attacco a Bologna sarebbe stato uno dei molti incidenti che erano successi sotto una “Strategia di tensione”, designata per spaventare il popolo e alienarlo dal Partito Comunista Italiano durante “Anni di piombo”. Per raggiungere questo scopo, il governo aveva organizzato alcuni attacchi terroristici sotto falsa bandiera, per rendere il pubblico credere che il partito comunista fosse stato colpevole. Secondo un articolo scritto 23 anni fa nel giornale “Independent”, alcuni esperti avevano preso in discussione il ruolo della NATO dietro questa strage. Loro avevano trovato a Bologna Centrale i materiali esplosivi ritirati in un incidente di Operazione Gladio, controllata dalla NATO per influenzare la politica. Molte ipotesi diverse esistono anche oggi ma nessuno sa proprio chi sono stati i criminali responsabili per questa tragedia. Penso che questa situazione sia una ingiustizia terribile per le vittime innocenti nel 1980, per i bambini, i vecchi, gli stranieri e gli studenti che purtroppo avevano preso un treno senza ritorno.

Oggi ci sono anche le minacce e i pericoli nel mondo, in particolare il terrorismo dell’ISIS. Per fortuna quando ero in Europa non ho incontrato nessuna attività terroristica ma ero molto triste per la notizia degli attacchi in Germania e in Francia poco tempo fa. In ogni luogo, le attività terroristiche non devono esistere se vogliamo creare un mondo tranquillo, piacevole e unito. Spero che la violenza come la strage a Bologna non succeda mai.

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