Subito dopo il Presidente Donald Trump è stato inaugurato in gennaio, migliaia di donne sono convenute e hanno marciato nelle città maggiori nel mondo. Loro sono contro l’atteggiamento sgarbato di Trump verso le donne. Nel frattempo, quelle marce sono anche la dimostrazione di solidarietà per i diritti femminili, un argomento molto essenziale nella società moderna.

Ho visto tanti dei miei amici, maschile o femminile, tra i manifestanti in tutto il mondo. La maggior parte degli studenti a UW-Madison sono andati a State Street, dove io abito, con i cartelli che dicevano: “Io Sono Mia” o “Gli uomi di qualità non temono l’equalità”. Ho visto anche i miei amici in Italia, Francia, Austrialia e Sud America fare la stessa cosa con passione contagiosa. Le marce così grandi e diffuse mi sembravano nuove. Però, dopo aver fatto ricerca sul movimento femminile, ho capito che la lotta delle donne per l’uguaglianza era uno sforzo continuo, con innumerevoli marce e battaglie così.

Il movimento femminile in Italia è iniziato intorno al Rinascimento quando alcune scrittrici hanno sollevato l’argomento dell’equalità di genere. Il tempo era molto difficile per il femminismo perché la società era sostanziamente “contro-femminismo” sotto la chiesa. Sebbene alcune donne ben educate e nobili avessero voluto promuovere lo stato delle donne, era quasi impossibile da raggiungere. Inoltre, perfino quelle donne progressive hanno conciliato con l’idea principale in quel tempo: gli uomini erano nati per dominare e le donne per seguirli.

 

A causa di una società controllata dalla religione rigidamente, la situazione per le donne in Italia era molto indietro per un lungo periodo. Infatti, gli uomini hanno trattato le donne come solo due cose: una pura Madonna che non fa niente di male o una prostituta sfruttata che porta i guai. Tutte e due le definizioni hanno limitato la liberazione femminile. La violenza verso le donne era anche un problema grave in società, sopratutto in famiglia, dove il marito era considerato superiore alla moglie. Sotto il regima fascista, le donne hanno sofferto di più ingiusticia. Loro erano considerate come le macchine per fare i bimbi; dovevano fare tutte le faccende domestiche e anche lavoravano nella fabbrica industriale. Con la realtà brutta, le donne hanno deciso di agire insieme.

La prima vittoria di femminismo era il suffragio regionale nel 1925. E poi nel 1945 le donne hanno ottenuto l’intero diritto di voto. Il movimento dopo la seconda guerra mondiale ha visto le attiviste in molti aspetti della società: le studentesse, le mogli, le lavoratrici… tutte si sono unite alla causa femminile. Una legge di divorzio era sviluppata nel 1970, liberando le donne dai matrimoni infelici. Un’altra legge uscita nel 1975 ha fondato l’uguaglianza tra le coppie sposate, eliminando il predominio legale dei mariti a casa. Poco dopo, la legge di stupro è diventata più rigida per proteggere la libertà sessuale delle donne.

Nello stesso momento, il movimento era in corso anche nelle altre parti del mondo. Gli Stati Uniti, in particolare, ha visto tanti miglioramenti riguardo ai ruoli delle donne. Le scrittrici come Betty Friedan hanno messo in discussione l’immagine femminile nei mass media; le lavoratrici hanno spinto per lo stipendio uguale tra i generi che nel 1963 una legge dell’ugualianza di paga ha sviluppato; entro il 1968, l’aborto legale e l’asilo nido gratis sono diventati due scopi principali per le femministe in America.

In apparenza, tutti erano in ordine per il futuro migliore delle donne. Ma come fin oggi noi stiamo ancora lottando per certi diritti così essenziali? Come le manifestanti sulle strade in tutto il mondo hanno ancora la rabbia? Come la parola “femminismo” esiste oggi non come un segno di vittoria ma come una battaglia senza fine? Ogni giorno vedo qualche problema che dover essere risolto molto tempo fa. Quando io ero la direttrice per il giornale nell’università, ho visto tanti casi di stupro nel campus. Dopo le feste, sulle strade, nei bar…c’è sempre qualcuno strano con un desiderio cattivo per le ragazze. Ma la cattiveria non si ferma qui. Anche tra i conocidi esiste la possibilità di violenza sessuale. Il tempo più pesante era durante marzo un anno fa perché un caso di stupro sarebbe successo più o meno ogni settimana. Non ho capito allora, non capisco oggi. Se l’università, ritenuta uno spazio semplice e sicuro, è così pericolosa, non voglio immaginare gli altri luoghi in cui vivono le donne senza la protezione.

La situazione in famiglia ha migliorato questi anni perché molte coppie si rispettano e fanno le decisioni insieme. Però, dal mio punto di vista, i ruoli stereotipici non cambiano molto nella casa moderna. Abitavo con una grande famiglia quando ero a Bologna. Ci sono tre bambini maschi, un padre, una madre e una nonna. Nei quattro mesi che io ho abitata con loro, non ho visto il padre pulire la casa, cucinare o vestire i bimbi. La mamma ha fatto tutto mentre lavorava. Se la mamma era impegnata, la nonna di 90 anni ha aiuto cucinare e pulire prima del padre. Alle cene quando tutta la famiglia era presente, il padre era seduto nel posto principale e dominava la conversazione. Lui è un uomo molto gentile e simpatico ma ovviamente fa “il padrone” a casa quando la mamma fa…beh, “La Mamma”. La stessa cosa succede in casa mia, purtroppo. Insomma, voglio cambiare questa situazione non solo per me stessa, o per le mie amiche, ma per tutte le donne che desiderano la libertà, l’uguaglianza, il rispetto, il riconoscimento e soprattutto un senso di sicurezza. Noi possiamo essere chiunque che vogliamo, guadagnare quanto meritiamo e vivere come vogliamo.

Advertisements